mercoledì 8 aprile 2015

Ciò che ci contraddistingue: il cambiamento

Uno degli elementi che contraddistingue gli esseri umani è il cambiamento. E' molto improbabile non cambiare mai nel corso della propria vita. Afferma uno dei miei maestri (Alessandro Salvini): "Ciascuno è uguale soltanto a stesso e neanche sempre". Come avviene tutto questo? Scopritelo in questo articolo.




Cosa significa che ognuno è uguale soltanto a se stesso e neanche sempre? Significa che ognuno pensa, agisce, si relaziona con gli altri in un modo tutto suo, diverso da quanto farebbero altri che si trovano nella stessa sua situazione e con le stesse persone. Ogni azione che compiamo, ogni frase, ogni pensiero è situazionale, contingente e accessorio, in altre parole è vera per noi solo nel momento presente in cui la compiamo o pronunciamo e con una certa persona ed è legata agli obiettivi che più o meno consapevolmente ci poniamo in una certa situazione o con una certa persona ed alle valutazioni che facciamo di una certa situazione o persona (valutazioni che scaturiscono da esperienze pregresse e conoscenze personali). Con altre persone, oppure in altri situazioni oppure in altri momenti della propria vita è probabile che, anche se ci troviamo davanti a un evento simile ad uno passato, faremo valutazioni diverse e di conseguenza agiremo diversamente.
Pensiamo, ad esempio, a quando leggiamo un libro: lo stesso libro letto a distanza di 10 anni è possibile che ci faccia un effetto diverso. Ci soffermeremo magari su alcuni particolari che alla prima lettura non avevamo notato e sorvoleremo forse invece su altri dettagli che magari in passato ci erano sembrati interessanti.
Perché avviene tutto questo? Perché nel frattempo siamo cambiati noi e con noi è cambiata la nostra percezione e interpretazione dei fatti e degli eventi. 

Come è possibile cambiare, a volte anche radicalmente, da un momento all'altro della propria vita? Ciò che ci cambia sono le persone che incontriamo nella nostra vita e le interazioni con loro, le esperienze che facciamo, la cultura in cui viviamo, l'educazione che riceviamo, i contesti che abitiamo, le cose che leggiamo, i film che vediamo, a volte anche il semplice passare del tempo fa sì che cambiamo e, ultimo, ma non meno importante, la nostra propensione al cambiamento ed adattabilità.
C'è un altro fatto curioso: spesso cambiamo e non ci accorgiamo di essere cambiati finché magari qualcuno non ce lo fa notare (magari qualcuno che non vediamo o non sentiamo da parecchi anni): "Ti vedo cambiato, che ti è successo?". Come è possibile che a volte noi stessi non ci accorgiamo dei nostri cambiamenti? Succede sia perché spesso i nostri cambiamenti sono graduali, ma soprattutto perché cambia il modo in cui ci raccontiamo. Le certezze che ci costruiamo, i cambiamenti che facciamo vengono da noi abilmente inseriti nella trama che ci costruiamo, in maniera coerente con i personalissimi, principi, logiche, valori, modi di essere e di fare di un certo momento della nostra vita.

Il cambiamento, inteso anche come adattabilità e flessibilità, non solo è ciò che ci contraddistingue, ma è anche uno degli elementi che ci garantisce lo stare bene con noi stessi e con gli altri. Chiarirò quest'affermazione con un esempio (un po' estremo se volete, ma serve a rendere l'idea che voglio dare). Immaginiamoci mentre stiamo camminando. A un certo punto una macchina si accosta a noi e il conducente ci chiede un'indicazione per recarsi in un certo posto. La maggior parte delle volte, se conosciamo la strada, gli diamo le indicazioni richieste ed egli parte nella direzione da noi fornita. Ma cosa succederebbe se l'auto che ci si avvicina avesse a bordo delle armi (senza trattarsi di un'auto delle forze armate) e noi le notassimo? Probabilmente la nostra valutazione degli eventi cambierebbe, probabilmente penseremmo che la richiesta di indicazioni potrebbe essere solo un pretesto per commettere un atto sconsiderato ai nostri riguardi. Probabilmente alla luce di tale valutazione degli eventi, non daremmo l'indicazione all'automobilista, ma invece scapperemmo a gambe levate! Cosa è accaduto? Sulla base di un'interpretazione diversa dei fatti, abbiamo agito diversamente attuando un cambiamento e questo ci ha permesso di attuare un'azione utile per salvarci la pelle!
Quando lavoro con le persone che vengono in seduta mi accorgo che ciò che le fa stare male molto spesso è un'eccessiva rigidità di pensiero, pensiero che, pur essendosi rivelato utile in certe situazioni, si rivela poco adatto per altre e spesso queste persone soffrono, perché pensano di non essere in grado da sole di abbandonare un certo pensiero o un certo schema di comportamento. Volendo riprendere l'esempio precedente: è come se queste persone, trovandosi davanti all'automobilista armato, ignorassero il pericolo e rimanessero lo stesso a dargli indicazioni, perché per esperienza precedente hanno sempre agito così quando qualcuno chiedeva loro indicazioni stradali. Forse si renderebbero anche conto del pericolo, ma non si sentirebbero in grado di agire diversamente, perché non saprebbero quale altro comportamento più utile mettere in atto (nell'esempio precedente, la fuga). Una grande parte del lavoro psicologico e psicoterapeutico serve proprio a questo: a rendere in grado le persone di modificare, in maniera coerente con i loro valori, punti di vista, principi ed obiettivi, ciò che si rivela per loro poco utile, sostituendolo con un atteggiamento, un pensiero, un comportamento più utile per loro.

Forse qualcuno di voi a questo punto si starà chiedendo: "Ok, Elisa, mi stai forse dicendo che senza uno psicologo, se io voglio cambiare e non ne sono capace, non potrò mai riuscirci da solo?". No, non sto affermando questo. "E allora io se voglio provare a cambiare da solo, che cosa posso fare?". Inizia per prima cosa a pensare a cosa ti impedisce di agire diversamente. Quali altri vantaggi trai dal non cambiare? Una volta chiariti quelli, potresti accorgerti che tutto sommato non vale la pena cambiare perché  i vantaggi che ricevi dal non cambiare sono per te più importanti. Oppure potresti accorgerti che quei vantaggi ti sono di intralcio e allora forse è meglio non affezionarsi troppo ad essi. 
Poi considera che il tuo modo di pensare, fare e agire è soltanto uno dei tanti possibili in quella situazione, ma non l'unico possibile in assoluto. Cosa farebbero altre persone nella tua stessa situazione? Confrontati con altri. Nel farlo, troverai alcune risposte che forse ti piaceranno e che potrai fare tue e altre che non ti convinceranno, perché troppo lontane dal tuo modo di pensare. Se nemmeno una delle risposte che troverai ti piace, cerca ancora altre risposte. Ma se anche dopo molto cercare non trovi alcuna strategia utile, forse potrebbe essere l'indizio che i tuoi valori e le categorie con cui agisci e interpreti ciò che accade sono troppo rigidi per quella situazione e allora vanno un po' ammorbiditi, relativizzati, modificati. Come riuscirci?  Ricorda che ogni verità affermata senza compromessi presenta contorni sfumati. Inizia a pensare qual è il più piccolo cambiamento che ti permette di andare nella direzione da te auspicata. Una volta che l'hai individuato, mettilo in atto. Procedi allo stesso modo nei giorni successivi con piccoli cambiamenti progressivi. Non è facile fare tutto questo da soli, ma non è nemmeno impossibile. Buona fortuna!

Commenti o domande dopo la lettura dell'articolo? Li aspetto nei commenti qui sotto.
E tu? Qual è il più piccolo cambiamento che potresti fare per migliorare la tua vita? Sarò felice se vorrai condividerlo :)


(L'articolo è frutto di rielaborazioni personali di alcune riflessioni riportate sul libro "Psicologia clinica" di Alessandro Salvini, psicoterapeuta, docente e direttore scientifico delle Scuole di specializzazione in psicoterapia interazionista di Padova. Ringrazio lui e tutti i docenti e colleghi con i quali ho avuto interessanti conversazioni formative).

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